Settore edile: nel 2007 la Fillea Cgil ha contato 235 morti bianche. Aumentano ancora le vittime tra i lavoratori stranieri.
di Roberto Tesi
Sono l’anatomia di un omicidio di massa i dati diffusi ieri dalla Fillea-Cgil relativi agli infortuni nel settore delle costruzioni nel 2007: 235 morti, «un dato sicuramente in difetto a causa della difficoltà a reperire notizie sulla totalità degli incidenti che, spesso, vengono denunciati come domestici, automobilistici o non denunciati affatto». Il monitoraggio della Fillea integra i dati diffusi dall’Inail per il settore «costruzioni e legno» che si fermano a settembre.Rispetto al 2006 gli infortuni e i morti sono leggermente diminuiti, ma non per gli immigrati. Lo scorso anno, infatti, «i lavoratori immigrati deceduti sono stati 39», il 3,7% in più rispetto al 2006. E c’è un dato che colpisce: tra gli immigrati (che in alcune regioni raggiungono l’80% della forza lavoro occupata) il tasso di infortunio è del 50% superiore a quello dei lavoratori italiani.
Per la Fillea «gli immigrati risultano i lavoratori più deboli ed esposti a infortuni – ma anche i meno pagati e inquadrati ai livelli più bassi – sia per le difficoltà legate alla scarsa conoscenza della lingua, sia per la mancanza di formazione». Senza contare che «la normativa sull’immigrazione rende gli immigrati facili vittime del ricatto».
Come al solito, la percentuale più alta di infortuni mortali (che succedono soprattutto nei mesi di maggio e luglio) avviene al Nord (116 morti, il 49,36% del totale, ma il 64,1% per quanto riguarda gli immigrati); al Centro Italia le percentuali scendono rispettivamente al 18,3% e al 20,5%, mentre nel Mezzogiorno si sono registrati 76 morti, il 32,34% del totale, ma la percentuale scende al 15,38% per gli immigrati. Solo in Molise, secondo i dati rilevati non ci sarebbero stati incidenti mortali.
La regione con il maggior numero di morti bianche seguita a essere la Lombardia con 43 casi dei quali 9 immigrati. Seguono il Veneto (con un numero di incidenti mortali che è la metà di quelli della Lombardia), la Campania e il Lazio.
La maggior parte delle vittime (il 27,70%, 59 casi) erano lavoratori esperti, compresi nella fascia di età tra i 49 e i 55 anni, ma si contano anche 43 morti (il 20,19%) tra lavoratori con più di 56 anni in attesa, forse, di una pensione «anticipata» per lavoro usurante che però non percepiranno mai. Segue la fascia di età tra i 36 e i 45 anni. Tra le vittime, anche due minorenni rispettivamente di 16 e 17 anni. In generale le morti di lavoratori compresi tra i 15 e i 17 anni sono l’8,45% del totale. La Fillea annota che rispetto al 2006 si è alzata l’età delle vittime, «un dato che dimostra il fatto che neanche l’esperienza preserva dai rischi e che fotografa un settore “invecchiato” nella composizione della forza lavoro».
Nei cantieri edili si muore in molti modi, ma la caduta dall’alto – spesso per mancanza delle protezioni previste dalle normative sulla sicurezza del lavoro – è la causa più frequente visto che rappresenta il 42,55% di tutti i decessi, cioè 100 vittime. Tra le altre cause, è notevoli il numero di morti (il 20,85%) provocate da investimenti di gru, carrelli elevatori o ruspe. Quasi il 15% dei decessi deriva, invece, da lavoratori colpiti da materiali di lavoro. Oltre il 10% dei morti deriva dal crollo della struttura alla quale la vittima stava lavorando, mentre il 5,53% è morta nel 2007 per folgorazione, spesso causata dai bracci delle gru che toccano cavi dell’alta tensione.
da il Manifesto del 15 gennaio 2008
