Gennaio 7, 2008...10:40 am

«Carta blu», l’Europa dice sì solo ai migranti che “ci servono”

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di Vittorio Agnoletto da Lavori in corso – Europa in movimento n.58
eu.jpgL’assemblea di Strasburgo ha dato il via ad un nuovo strumento, proposto dalla Commissione Europea, per far entrare in Europa i lavoratori migranti altamente qualificati. Un provvedimento eticamente discutibile, visto che si basa su un principio meramente utilitaristico. Che distingue tra poveri istruiti e poveri ancora più disperati, perché non qualificati professionalmente, i migranti “di serie B”.
Come regolamentare i flussi di migranti? L’Europa prende esempio dagli Stati Uniti, che di certo non rappresentano un modello virtuoso in questo senso. Ma tant’è. Pochi giorni fa il Parlamento Europeo ha dato il via al progetto della «carta blu», la risposta europea alla nota «green card» nordamericana, ossia la Resident Permanent Card, il visto permanente che consente allo straniero che ne sia titolare di vivere e lavorare all’interno degli Usa senza le limitazioni dei visti temporanei.
La «carta blu» europea è un progetto fortemente voluto dal commissario Franco Frattini e nasce con l’obiettivo di rispondere alla domanda di personale qualificato da parte delle imprese europee. Come funzionerà? L’immigrato in possesso dei requisiti necessari (stabiliti a livello nazionale) potrà ottenere il permesso di lavoro e di soggiorno nel giro di trenta mesi e trasferirsi insieme al coniuge nel Paese prescelto. Il permesso avrà una durata di due anni, prorogabili per altri due; ciascun Paese membro stabilirà ogni anno le quote numeriche di accesso di lavoratori con carta blu dopo quello della Commissione.
Tutto ciò per andare a colmare un crescente vuoto di lavoratori qualificati e giovani: si stima infatti che nel 2050 un terzo della popolazione europea, oggi pari a 494 milioni, sarà rappresentata da over 65. La Commissione ha anche precisato che attualmente l’85 per cento della forza lavoro non qualificata approda in Europa mentre gli Usa ne accolgono solo il 5 per cento. Al contrario, il 55 per cento dei lavoratori qualificati vengono attratti dal sistema americano, mentre all’Ue resta solo un misero 5 per cento.
Credo che gli aspetti negativi di questa carta siano chiari. In primo luogo, non risolve l’enorme problema dell’immigrazione clandestina e delle migliaia di lavoratori non qualificati che raggiungono le coste europee. Che fare con la maggioranza di queste persone? La Commissione Europea non ha ancora dato una risposta efficace a questa tendenza: l’espulsione non è una strada percorribile, tanto meno sul lungo periodo. La realtà è che l’Europa ha bisogno di 20 milioni di lavoratori migranti, entro il 2030, anche non specializzati. I settori dell’edilizia, dell’agricoltura, dell’industria e dell’assistenza sono ancora quelli che hanno maggiore bisogno di manodopera straniera, soprattutto non altamente qualificata. Quanti di loro finiranno per varcare illegalmente i confini europei?
Inoltre, ritengo vergognoso un principio inventato da Frattini, per evitare che l’Europa diventi responsabile della fuga di cervelli e manodopera qualificata dai Paesi più poveri: il così detto principio dell’immigrazione circolare. Secondo il commissario sarà possibile il rientro degli immigrati professionalmente qualificati ai loro stati d’origine. Ciò non accadrà mai, perchè l’Europa non ha previsto processi di reinserimento in grado di valorizzare queste competenze nei paesi di provenienza.
Risultato: i migranti specializzati finiranno per restare in Europa, con una nuova perdita di capitale umano per gli stati meno sviluppati. 

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