Ottobre 5, 2009
DI RAZZA CE N’E’ UNA SOLA: QUELLA UMANA
Luglio 27, 2009
IL GIORNO: CONTRO IL PACCHETTO SICUREZZA SIAMO TUTTI CLANDESTINI
Sul quotidiano “Il Giorno” di sabato 25 luglio è apparsa una cronaca del presidio, svoltosi in Crocetta mercoledì 22, indetto per protestare contro il recente ddl sicurezza varato dal governo.
L’iniziativa, ha visto la partecipazione numerosa e trasversale di realtà politico-associative cittadine riunite per l’occasione nel comitato Cinisello Città Aperta.
Luogo della protesta è stato, non a caso, la Crocetta, popoloso quartiere di periferia che vive quotidianamente le contraddizioni, così come gli aspetti positivi, del fenomeno migratorio.
Luglio 12, 2009
NOI NON CI STIAMO! Presidio contro il ddl sicurezza a Cinisello Balsamo
Ormai da tempo in Italia è in atto una campagna di criminalizzazione dell’immigrato, sia esso clandestino o regolare, extracomunitario o comunitario: quello che conta è che in ogni caso rappresenta una minaccia al fortino della ricchezza occidentale.
Il 2 luglio scorso si è giunti all’atto finale: nella quasi totale indifferenza del Paese, il Governo ha posto il voto di fiducia e il cosiddetto pacchetto sicurezza è diventato legge.
Quali sono le conseguenze che i migranti si troveranno a vivere sulla propria pelle? Prima di tutto, per il solo motivo di non avere in tasca un permesso di soggiorno, una persona viene considerata colpevole del reato di clandestinità. Poco importa se il permesso di soggiorno sia difficile da ottenere (anche a causa di una burocrazia volutamente farraginosa e miope), e il semplice fatto di avere un contratto di lavoro non sia sufficiente ad accaparrarsi il tanto sospirato documento.
Questa persona dovrà “nascondersi”, non potrà sposarsi (neanche con un italiano/a), gli sarà impedito di registrare i propri figli all’anagrafe, per mandare il frutto del suo lavoro a casa dovrà rivolgersi a canali clandestini, perché in ogni caso gli viene richiesto il permesso di soggiorno.
Cosa ancora più grave, se avesse bisogno di rivolgersi alla pubblica amministrazione (per esempio a un ospedale per curarsi) lo farebbe certo di essere denunciato e quindi espulso. Al danno si aggiunge la beffa: per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno dovrà pagare una tassa che va dagli 80 ai 200 euro. Viene anche introdotto il permesso a punti: se li accumuli non vinci niente, ma se li perdi devi ricominciare da capo.
Tutto questo però nasconde una logica perversa, perché malgrado i proclami del Governo, i lavoratori “clandestini” continueranno a lavorare nel nostro paese: essi sono una risorsa insostituibile per il nostro sistema produttivo fatto di microaziende, che spesso ricorrono al lavoro nero. Il fatto è che il Governo ha fornito ai padroni un’arma formidabile con cui garantirsi da questi lavoratori manodopera a basso costo: la minaccia di denunciarli. Ciò permette inoltre di ricattare i lavoratori italiani, che vengono sempre di più gettati in una competizione al ribasso, una guerra tra poveri da cui escono vincenti solo i padroni.
Le aziende chiudono i battenti e i lavoratori cercano di salvaguardare il proprio posto di lavoro, a volte arrivando anche ad occupare la fabbrica e a difendere i macchinari con il proprio corpo. Ma un lavoratore “clandestino” non può fare neanche questo, perchè non ha diritti.
Il lavoratore immigrato va bene quando può essere sfruttato, ma non quando reclama dignità e diritti.
Vengono poi istituite le ronde di “cittadini per bene”, magari nostalgici del manganello e dell’olio di ricino, che adesso sono legittimati a rialzare la testa, incaricati di far sentire sicuri i cittadini in regola. Sicuri, in un Paese dove la crisi economica si fa sentire pesantemente, che nessuno possa togliergli quello che hanno. E in effetti hanno davvero tanto da difendere: licenziamenti, cassa integrazione, aziende in attivo che da un giorno all’altro ti lasciano a casa, lavoro precario, interinale, a chiamata, e in nero…
Intendiamo opporci e lottare uniti contro il decreto sicurezza, non solo per una questione di solidarietà umana, giusta e legittima, ma anche per impedire alla destra di portare a compimento la sua via di uscita dalla crisi: la guerra tra poveri.
Per questo invitiamo tutti e tutte,
“regolari”o “irregolari”, precari, disoccupati, studenti al
Presidio del 22 luglio – ore 20.00 – via Stalingrado (di fronte alla chiesa)
per dire NO al ddl sicurezza.
Per adesioni: adesione.appello@gmail.com
Prime adesioni:
PRC – Cinisello Balsamo
PDCI – Cinisello Balsamo
Coordinamento Pace
Sinistra Critica - Cinisello Balsamo
Sdl Comune di Cinisello Balsamo
ARCI Anomaliae
Malapizzica
Associazione SoleLuna
Caritas – Cinisello B.
Comitato Genitori
La Mela di Eva
Partito Umanista di Cinisello Balsamo
ARCI Malanga Amarilla
ANPI
Verdi – Cinisello Balsamo
ACLI
Novembre 20, 2008
Di razza ce n’è una sola: quella umana
Marciamo insieme per i DIRITTI UMANI e contro ogni forma di razzismo
Nel settembre del 2000 191 stati membri dell’ONU si sono impegnati a raggiungere per l’anno 2015 gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio; (sradicare la povertà estrema e la fame; garantire l’educazione primaria universale; promuovere la parità dei sessi e l’autonomia delle donne; ridurre la mortalità infantile; migliorare la salute materna; combattere l’HIV/AIDS, la malaria ed altre malattie; garantire la sostenibilità ambientale; sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo).
Oggi, a metà del cammino, non si sono fatti passi avanti, anzi in alcuni settori si sono fatti notevoli passi indietro. Inoltre i governi che sostengono di voler “promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei loro popoli“, sono sempre più impegnati in guerre cosiddette umanitarie, nella corsa al riarmo e al rilancio di una nuova, folle corsa agli armamenti nucleari.
Lo scontro tra le culture è fomentato a detrimento del dialogo e della cooperazione, mentre si rafforzano i fanatismi e il razzismo; l’avidità e il miope egoismo dei potenti stanno distruggendo le risorse ambientali e il futuro delle giovani generazioni. I sogni di progresso, uguaglianza e sicurezza si sono tradotti in affari per pochi e in debiti per la maggioranza. Autoritarismo, manipolazione dell’opinione pubblica ed esclusione dei cittadini dalle decisioni sono prassi quotidiana nell’esercizio del potere.
In Italia l’aumento delle spese militari va di pari passo al taglio della spesa sociale, a partire dai tagli alla scuola e alla sanità; inoltre ai cittadini stranieri poveri, magari provenienti da paesi extracomunitari, vengono sempre più negati i diritti civili, fino ad arrivare, con l’ultimo decreto sicurezza, a vere e proprie forme di razzismo istituzionale di Stato; e, a fronte della protesta sociale, la militarizzazione dell’ordine pubblico e la criminalizzazione dei cittadini che non abbassano la testa sono da tempo le uniche sole risposte che i governi sanno mettere in campo.
Coloro che governano non sanno immaginare un futuro diverso da quello che consente loro la legge del mercato, alla quale restano incatenati.
Essi ormai non rappresentano più i popoli, nei quali sta cominciando a manifestarsi una nuova sensibilità.
Per questo, ricordando la Giornata Mondiale dei Diritti Umani, vogliamo che questa sensibilità si faccia sentire, per manifestare contro ogni forma di razzismo e di discriminazione, a favore del diritto allo studio, alla salute ad una casa e ad una vita degna.
Per questo il 12 dicembre organizziamo una fiaccolata per le vie di Cinisello Balsamo dal titolo “Di razza ce n’è una sola: quella umana” che coinvolga associazioni, Comuni e tutte le persone che vogliono testimoniare la nascita di questa nuova sensibilità.
Scarica qui il volantino
CINISELLO BALSAMO – 12 Dicembre 2008 – FIACCOLATA
Ritrovo in piazza Gramsci alle ore 19,30.
Partenza dalla piazza alle ore 20
L’arrivo è previsto presso il Circolo Centro Civico di via Friuli.
Associazione Coordinamento Pace, Movimento Umanista, ACLI, Amici Parco Grugnotorto, ANPI, ARCI Anomaliae, ARCI Area, AUSER, CARITAS, CGC, Circolo Centro Civico, Emergency, FIOM, ISCOS, La mela di Eva, LAS, Legambiente, PdCI, PRC, SAUA, CISL, SDL, Sinistra Critica, Sinistra Democratica, SoleLuna, UCM, Verdi
Marzo 27, 2008
La Coppa dell’altro mondo

La Coppa dell’altro mondo.
Triangolare di calcio a 9 con rappresentative di Colombia, Perù e Italia.
Sabato 29 marzo – dalle ore17.30
c/o il Campo Sportivo “D. Crippa”
Via dei Lavoratori, 27
Cinisello Balsamo
INFO: a.r.c.i anomaliae
Febbraio 5, 2008
Stampa e immigrazione: i danni della lentezza
di Giovanni Maria Bellu
Era un’impresa difficile ma ci siamo riusciti: noi, i giornalisti, abbiamo battuto la giustizia penale in una gara di lentezza. E non possiamo accampare alcuna scusa perché, senza dubbio, eravamo assieme ai blocchi di partenza. La proposta di realizzare un codice etico su stampa e immigrazione, infatti, fu lanciata da Laura Boldrini, portavoce per l’Italia dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, subito dopo la strage di Erba, quando ci si accorse che il tunisino Azouz, immediatamente additato come colpevole, era in realtà innocente. Ed eccoci qua: il processo sulla strage di Erba è cominciato, il codice etico ancora non c’è.
“Un testo condiviso – ha annunciato qualche giorno fa Roberto Natale, il presidente del sindacato dei giornalisti – sarà pronto nel giro di qualche settimana”. Ma fin dall’ottobre scorso era pronta una prima stesura, elaborata dopo otto mesi di lavoro da un apposito “comitato scientifico”, e anche allora l’approvazione sembrava imminente. Poi, dall’interno dell’Ordine dei giornalisti, erano state sollevate delle perplessità. C’era stato chi aveva manifestato il timore che la “Carta di Roma” – così è stato chiamato il codice deontologico – potesse in qualche modo comprimere la libertà di stampa.
Si parla di regole quali l’evitare di basarsi sui pregiudizi, l’adottare la terminologia corretta, il non pubblicare informazioni che possano mettere a rischio la sicurezza dei rifugiati e dei loro familiari. Principi che, tra l’altro, sono da tempo già sanciti dalla Costituzione e da una serie di convenzioni internazionali. Il Codice etico non fa altro che metterli assieme e applicarli al rapporto stampa-immigrazione. E’ uno strumento per evitare di commettere errori come quello in cui sono incorsi, una settimana fa, alcuni giornali siciliani.
I fatti. Lo scorso 23 gennaio un gruppo di eritrei blocca per due ore l’ingresso del Centro di prima accoglienza di Cassibile per sollecitare la decisione della “commissione territoriale” che esamina le domande di asilo politico. Cinque dei manifestanti vengono arrestati dai carabinieri e accusati di sequestro di persona per aver impedito agli operatori di uscire dal Cpa.
Il responsabile dell’Arci immigrazione, Filippo Miraglia, ha contestato il provvedimento, sottolineando che la protesta era non violenta ed era stata determinata da una comprensibile esasperazione (gli eritrei erano sbarcati alla fine dello scorso ottobre). Ma mettiamo da parte questo pur importante aspetto e seguiamo gli sviluppi della vicenda.
Una volta arrestati, i cinque eritrei sono entrati nel circuito ordinario della cronaca nera. La notizia è stata raccolta, come tante altre, dai cronisti del posto i quali, del tutto in buona fede, le hanno riservato un trattamento di routine. Hanno scritto i loro articoli, hanno riportati i nomi dei protagonisti. Tutto qua. Evidentemente non sapevano che scrivendo il nome e il cognome dei richiedenti asilo eritrei esponevano i familiari rimasti in patria al rischio di gravi ritorsioni, come ha segnalato Laura Boldrini alla direzione de La Sicilia di Catania.
Ecco a cosa serve il Codice etico: a evitare infortuni di questo genere. L’immigrazione è stata così massiccia e improvvisa che ha trovato l’Italia impreparata. Non è sorprendente, né scandaloso. Si tratta di prenderne atto con la consapevolezza che i processi di integrazione sono lunghi e, quando è possibile, darsi degli strumenti per affrontarli limitando il numero degli errori. Questo vale anche per i giornalisti. Non vi è alcun dubbio che i cronisti e i loro direttori, se fossero stati informati che quando si parla di richiedenti asilo è necessario adottare determinate precauzioni, si sarebbero regolati diversamente. Per esempio, avrebbero riportato la notizia senza i nomi degli arrestati. La completezza dell’informazione non ne avrebbe avuto alcun danno, né la libertà di stampa.
(glialtrinoi@repubblica.it)
(da Repubblica.it del 3 febbraio 2008)
Febbraio 5, 2008
Appello per Cinisello Città Aperta
Nel nostro Paese assistiamo continuamente a campagne d’allarme che creano “emergenze” e additano capri espiatori. La violenza e l’uccisione di una donna a Roma, da parte di un uomo, ha dato il via ad una criminalizzazione di massa. Essendo l’uomo rumeno, colpevole uno, colpevoli tutti. Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rom vengono così trasformati in ladri e assassini, tutti i rumeni vengono trasformati in rom e quindi… espelliamo dall’Italia tutti i rumeni!! Politici vecchi e nuovi, di centro-destra e di centro-sinistra fanno la gara a chi urla più forte, denunciando l’emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati del Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati gravi sono, oggi, ai livelli più bassi degli ultimi 20 anni. Un omicidio su quattro viene commesso in casa: nel 70% dei casi la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale durante la propria vita e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno.
Ma cosa si grida in tv e in Parlamento? Si crea il mostro (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) invece di impegnarsi ad eliminare le vere cause del panico e dell’insicurezza sociali: l’aumento di povertà e precarietà. Da una parte si fanno leggi speciali per favorire le espulsioni, si dà la colpa a popoli interi per i crimini di singole persone, in nome di una politica che promette sicurezza ma che chiede in cambio la rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; dall’altra, si lasciano in vigore leggi, come la Bossi-Fini, che usano tutto questo per fornire manodopera immigrata e ricattabile a italianissimi imprenditori.
Non abbiamo bisogno di leggi speciali: la nostra Costituzione è la base su cui si costruì il patto di convivenza civile che ha cercato di far crescere in Italia una democrazia ricca di partecipazione popolare, pluralismo, cultura del bene comune. Quel patto deve essere rafforzato e rinnovato di fronte alle modificazioni della società, all’emergere di nuovi soggetti sociali, bisogni e diritti. Proprio nello spirito con cui è stata scritta la Costituzione possiamo trovare anche oggi le risposte ai problemi che nascono.
Bisogna rileggere questa nostra Carta nella nuova situazione sociale attuale e cioè quella di una società multietnica che prova a trasformarsi in multiculturale, con la sicurezza più che la speranza di ritrovare ancora una volta nei valori della Resistenza, e nella tutela dei diritti la forza per fare chiarezza, anche contro quelle derive razziste che un cattivo governo di questo processo sociale naturalmente possono favorire.
Tutto questo ci riguarda: non staremo in silenzio. Sentiamo il dovere di denunciare e lottare contro ogni forma di discriminazione, manifesta o nascosta, perché crediamo che ognuno abbia il diritto alla libera circolazione e a scegliere il luogo in cui vivere, per migliorare il presente e contribuire alla costruzione del futuro di tutti.
Noi non condividiamo la sicurezza declinata, com’è oggi, in una irragionevole repressione, ma l’intendiamo come impegno ad assicurare le condizioni per una serena convivenza con tutti, senza distinzione di genere e provenienza; come risoluzione delle ingiustizie che contraddistinguono l’attuale mondo del lavoro, campo di battaglia sul quale cresce la contrapposizione tra italiani ed immigrati.
Crediamo che l’immigrazione non sia semplicemente un problema di sicurezza, ma un’esigenza legata alla ricerca di una vita migliore per sé e la propria famiglia. Un percorso che Cinisello come molte altre città del Nord Italia ha affrontato in passato, crescendo proprio grazie all’accoglienza di nuovi cittadini.
Ci impegniamo a promuovere il dialogo tra le diverse culture mediante la creazione di incontri e ambiti di interscambio, dove i valori, le idee e le credenze delle persone si possano incontrare per costruire un dialogo tra la grande varietà e ricchezza di modi di vivere e trovare così i punti in comune che, al di sopra di ogni differenza, noi crediamo si trovino nel cuore dei diversi popoli e individui.
Chiediamo a singoli, associazioni, movimenti, parrocchie di Cinisello Balsamo di condividere con noi questo percorso studiando insieme le modalità.
Puoi aderire all’appello inviando una mail a adesione.appello@gmail.com oppure lasciando il tuo nominativo nei commenti.
Primi Firmatari
Arci Anomaliae; Associazione Soleluna; Associazione United Cultures Milano; Giovani Comunisti Provincia di Milano; Rifondazione Comunista – Cinisello Balsamo; Sinistra Democratica – Cinisello Balsamo; Verdi – Cinisello Balsamo; Partito dei Comunisti Italiani – Cinisello Balsamo; A.D.E. Artisti Dell’Errore – ARCI “La Quercia”; Arci Milano; Coordinamento Pace; Ass. Sesto Continente; Caritas – Cinisello Balsamo; Fabio Raisi; Davide Meroni; Cooperativa sociale Puntoeacapo; Luciano Muhlbauer – Consigliere Regionale Prc-Se; Antonio Oldani; SdL Comune di Cinisello Balsamo; Vittorio Agnoletto – Parlamento Europeo GUE/NGL; A.F.A. “Association pour le Futur de l’Afrique” – Milano; Movimento Umanista – Cormano.
Gennaio 31, 2008
Battaglione Rommel
Le immagini di un mezzo corazzato dell’esercito italiano colpito da una mina nel deserto dell’Afghanistan svelano un particolare inquietante: i nostri soldati vanno in missione con la palma dell’Afrika Korps hitleriano dipinta sulle jeep. La jeep italiana colpita da una mina. Sulla portiera si riconosce la palma simbolo dell’AfriKa Korps.
di Gianluca Di Feo
La cattiva notizia è quella palma dipinta sulla fiancata, che riproduce esattamente il simbolo dell’Afrika Korps: è stata omessa solo la svastica. Un’iniziativa di pessimo gusto: estanea alla tradizione militare italiana, ma soprattutto lontana da quei principi democratici che dovrebbero ispirare le missioni all’estero. Gli scatti non permettono di identificare a quale reparto appartenga il veicolo coinvolto nell’attentato: nella zona operano squadre di parà del Col Moschin e di incursori di marina del Comsubin. Nell’autunno 2006 i soldati tedeschi in servizio in Afghanistan vennero fotografati con un simbolo praticamente identico dipinto sulle loro jeep. Le immagini pubblicate sul settimale Stern spinse il ministero della Difesa ad aprire un’inchiesta e sospendere dal servizio sei militari.Gennaio 22, 2008
Insicurezza pubblica

Incontro pubblico: “Insicurezza pubblica” – da genova ai decreti per la sicurezza con Vittorio Agnoletto [Parlamentare europeo PRC-SE]; Gigi Malabarba [Ex-membro del Comitato Parlamentare per i Servizi di Informazione e Sicurezza].
Martedi 22 gennaio 2008 – Ore 21.00 – Coop. Agricola di Via Mariani n.11 – Cinisello B.mo. INFO: Coordinamento Pace
Gennaio 22, 2008
Antirazzismo d’autore
“Da quando sto a Roma ho capito cosa vedono i romani guardando verso il Veneto.


